Festa della Liberazione: Honsell, "si esiste solo se si resiste"

Appassionato discorso alla folla presente da parte del primo cittadino di Udine, che ha richiamato ai valori di giustizia ed equità sociale, con la necessità di um occhio attento e vigile a quello che riserva il futuro

Furio Honsell durante il suo discorso, in un'immagine inviataci dall'UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI UDINE

Applausi ed approvazione da parte della folla presente per il sindaco Honsell, durante il ricordo del 25 aprile in piazza Libertà. Qualche fischio isolato solamente per il sindaco di Cividale Stefano Balloch, - reo di essere fra quelli che avevano innescato la polemica su un'ipotetica liberazione "divisa" - che ha incassato con ironia la disapprovazione di alcuni: "sento i merli che fischiano, è primavera". La versione integrale di quanto detto dal primo cittadino udinese.

Cittadine e cittadini liberati!

celebriamo uniti con emozione e orgoglio il 25 aprile! Giorno di festa perché ricordiamo la Resistenza, ricca di coraggio e d’ideali, che segnò la rinascita del nostro paese dal buio morale della violenta dittatura fascista e dalla feroce occupazione nazista, restituendoci democrazia, libertà, giustizia, solidarietà, equità sociale e pari opportunità, nel rispetto delle diversità e del pluralismo. Ma oggi non dobbiamo dimenticare che la Liberazione fu ottenuta al prezzo d’immani sofferenze e della morte di tanti eroi per mano di barbari e vigliacchi assassini, e di uomini che si erano lasciati usare come ingranaggi di una macchina diabolica.
Sarebbe però un’offesa a questi eroi se la Festa della Liberazione si riducesse ad occasione di retorica commemorazione, o venisse strumentalizzata, anche se c’è chi lo preferirebbe. E proprio per questo ha cercato di minare l’integrità di questa manifestazione a Udine. Gioiamo perché alla fine la forza della Resistenza ha prevalso, e ci ritroviamo ancora tutti qui uniti!
Il 25 aprile però, deve essere soprattutto momento generatore di senso e di impegno morale e civile per tutti. Esistere solamente, in epoche come la nostra, non basta più. A chi abbia ancora una coscienza morale e politica, a chi non abbia ridotto a stato larvale la propria capacità di pensiero critico e la propria volontà di azione etica, il semplice esistere non è più sufficiente, esistere ha senso solamente se vi si aggiunge una “r” davanti: si esiste solamente se si resiste. Non il “penso dunque esisto” cartesiano, ma il “penso dunque resisto” delle epoche difficili, dove il pensiero conduce all’impegno e all’azione. Resistere è creare e creare è resistere. La Resistenza è sempre attuale, questa è la sua valenza. E mai quanto in un’epoca come questa nella quale dobbiamo resistere a un ritorno in politica del dilettantismo etico e dell’opportunismo faccendiere ed egoista, che per troppi anni sono dilagati ed hanno inquinato la nostra società. Dobbiamo resistere a un ritorno dei tiranni camuffati da buffoni!  
Dobbiamo però anche resistere all’asservimento ad una logica che tutela i bisogni dei bilanci finanziari ma è cieca di fronte a quelli degli uomini. Dobbiamo resistere affinché, parafrasando la famosa frase di D’Azeglio, una volta fatto il decreto “Salva Italia” si faccia anche un decreto “Salva Italiani”.
La Resistenza fu un nuovo Umanesimo, e di questo abbiamo bisogno oggi.
Dobbiamo riaffermare la dignità delle nostre istituzioni democratiche e repubblicane, così come ci sono state consegnate dalla Resistenza, liberandole da coloro che con comportamenti vergognosi rischiano di delegittimarle, alimentando pericolosamente una sfiducia antipolitica che rischia di essere sfruttata da demagoghi populisti antidemocratici.

Questa giornata 67 anni fa segnò la Liberazione dell’Italia dalla follia dell’ideologia fascista. Fascismo regime assassino, che aveva oppresso l’Italia per oltre vent’anni privandola della democrazia, dei diritti civili, sopprimendo la libertà di stampa, di riunione, di espressione, togliendo ogni ruolo al Parlamento, ai partiti e ai sindacati. Fascismo che varò l’abominio delle leggi razziali e portò a una sciagurata guerra di aggressione a fianco del nazismo avviando la tragica deportazione nei campi di sterminio di uomini e donne, bambini e anziani, di chiunque non si fosse omologato.

Celebriamo il 25 aprile con le nostre famiglie, affinché tutte le generazioni siano consapevoli della nostra storia e si ritrovino unite nell’impegno di difendere e riaffermare quotidianamente con coraggio i valori della Resistenza. La storia d’Italia ci insegna che questi valori si possono perdere molto facilmente attraverso un progressivo degrado etico del potere. Degrado quasi impercettibile, se non quando è troppo tardi. Ricordiamo la frase di Gobetti all’indomani della marcia su Roma: “ Questa non è una rivoluzione, ma una rivelazione degli antichi mali d’Italia”. La deriva è in agguato anche oggi: considerate i tagli alla scuola pubblica, le arroganti misure per ridurre il costo del lavoro, le recenti leggi regionali sul welfare che discriminano tra cittadini, e quelle che non tutelano i servizi pubblici come quello dell’acqua. Cittadini fate sempre sentire la vostra indignazione prima che ve ne tolgano la possibilità!
Alto è oggi il rischio di derive totalitarie anche a causa della gravissima recessione economica che sta colpendo in modo sempre più spietato. Recessione negata fino all’ultimo da chi era al potere, solamente per lasciarci in una situazione drammatica. Alto è oggi il rischio di sperequazioni e dunque di rottura della solidarietà sociale. Per difendere la democrazia oggi, è indispensabile mettere al centro in ogni istante il lavoro. La nostra Costituzione figlia della Resistenza, lo pone come diritto fondamentale della Repubblica. Essere partigiani oggi vuol dire difendere il lavoro per i giovani, e per chi ne è stato espulso perché non funzionale al profitto, vuol dire difendere le organizzazioni sindacali, lo statuto e i diritti dei lavoratori, contrastare le strategie che tendono a portare via dall’Italia il lavoro per ricrearlo altrove dove costa meno. Ma costa meno solamente perché laggiù non viene garantita la stessa qualità della vita e del lavoro ai cittadini. Dobbiamo resistere a chi pensa di superare la recessione togliendo la voce ai lavoratori. Sono loro il nostro patrimonio, lo dice la Costituzione. Si deve resistere alla delocalizzazione e all’esternalizzazione che sviliscono il lavoratore a pura merce che si può acquistare dove costa di meno. Tutta la nostra solidarietà va verso i tantissimi lavoratori e lavoratrici che in questo momento vivono il dramma della precarietà e della disoccupazione e a quelli che oggi, in una giornata che dovrebbe essere di festa e riflessione, sono obbligati a servire logiche di mero profitto. Solamente il lavoro dà la vera dignità all’uomo. E questa va data tenendo presente che la globalizzazione, ben diversa dalla delocalizzazione, è processo epocale irreversibile, alla radice della trasformazione che stiamo vivendo, che non si deve arrestare perché sta restituendo la dignità a tanti popoli del sud del mondo.

La Resistenza è sempre attuale perché sempre attuale è la sua lezione di responsabilità civile. Essere cittadini liberati significa non essere mai indifferenti alle ingiustizie in nome di una legalità prepotente. Significa essere sempre capaci di un pensiero critico, pronti a farci carico delle sorti collettive di una Patria, che oggi, di fronte alla sfida della sostenibilità ambientale, deve essere allargata all’intero pianeta e alle generazioni future.
Solamente operando così potremo ricordare degnamente le oltre ventimila donne e uomini friulani che, volontari senza nessuna ricompensa, seppero scegliere di combattere il nazifascismo per la libertà a costo della loro stessa vita, per assicurarci un futuro migliore. Un futuro che essi non potevano conoscere, ma solamente immaginare profeticamente attraverso i loro ideali! Partigiani che seppero scegliere tra l’essere spettatori passivi di una tragedia oppure coraggiosi attori. Grazie al sacrificio di 2.600 morti, 1.600 feriti, 7.000 deportati, e degli oltre 12.000 prigionieri politici passati nel carcere di via Spalato, la Città di Udine fu insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Lotta di Liberazione a nome di tutto il Friuli. E non dimentichiamo i 200.000 profughi istriani e dalmati che negli anni successivi alla fine della guerra criminale condotta dal Fascismo, passarono silenziosamente da Udine.
Ritrovarsi uniti oggi qui, non vuol dire però azzerare le differenze tra la scelta coraggiosa di una lotta di Resistenza con o senza armi, anche attraverso forme di resistenza civile, come quella delle donne cha raccoglievano i messaggi lasciati cadere dai carri dei deportati, e la scelta di un consenso al Fascismo, o dell’altrettanto pericoloso “non dissenso” al fascismo. Vergogna per chi tenta di cancellare la memoria e il significato della Lotta Partigiana! Cittadini, allora come oggi, l’indifferenza, il non prendere posizione, sono già complicità.

Con gioia ricordiamo l’entusiasmo popolare con il quale l’anno scorso sono stati celebrati i 150 anni dell’Unità d’Italia, entusiasmo che è andato assolutamente al di là di quanto avrebbero desiderato quelli che erano al governo. La Resistenza non si richiama solamente agli ideali risorgimentali, alle gesta di Garibaldi del 1860 o all’eroico 1848 ad Osoppo, a cui si ispirarono per i loro nomi le valorose divisioni Partigiane. La Resistenza costituisce il completamento naturale, l’ultimo atto di quel Risorgimento di libertà che fu assunzione di responsabilità dal basso, di emancipazione sociale e civile che portò gli italiani dall’essere sudditi passivi di un sovrano assoluto a cittadini, soggetti attivi di una sovranità popolare.

Se sul piano strettamente militare la sconfitta del nazifascismo non fu opera solamente della Lotta Partigiana, ma anche delle forze militari alleate cui va in questo giorno la nostra riconoscenza, Cittadine e Cittadini dobbiamo essere altrettanto consapevoli che la Resistenza non è un fatto solamente militare, è una vittoria anche sul piano morale, civile e politico. Se l’Italia è oggi una repubblica democratica, protagonista della nuova Europa, lo dobbiamo solamente alla Resistenza. Ad esperienze straordinarie come quelle delle Repubbliche partigiane della Carnia e del Friuli Orientale, che seppero anticipare il nostro Stato democratico fondandosi sui principi fondamentali di libertà, uguaglianza e solidarietà. Che seppero darsi elezioni libere, che videro al voto per la prima volta in Italia anche le donne. Che promossero la tutela dei lavoratori, l’educazione e la tutela dell’ambiente e dei  beni comuni.

La Resistenza fu la fucina dove maturarono i principi che oggi sono espressi in quel documento di altissima civiltà che è la nostra Costituzione. Fondamento della nostra Repubblica democratica perché l’unica garanzia dei diritti civili nei confronti di una possibile arroganza dell’autorità. Basata sulla separazione dei poteri ha potuto resistere ad innumerevoli attacchi negli ultimi anni, diversamente da quanto è accaduto recentemente in altri paesi europei.
Sapremo essere all’altezza del sacrificio di chi partecipò alla Resistenza, dei valori che da loro abbiamo ereditato? Sapremo assumerci responsabilità collettive, come seppero fare i Partigiani? Avremo il coraggio di esercitare una cittadinanza attiva? La Resistenza, è il nuovo Umanesimo, è il nostro patrimonio di ideali anche per il futuro!
Cittadine e cittadini seguiamo sempre l’esempio dei partigiani, cerchiamo di essere attori coraggiosi e non spettatori passivi!

Viva la Resistenza! Viva la Costituzione! Viva la Repubblica Italiana!


 

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