Un anno di cronaca vissuto da Udine e da tutta la provincia friulana

Finisce un 2011 intenso, caratterizzato da fatti di cronaca cruenti, polemiche, incidenti mortali, omicidi e truffe finanziarie ai soliti poveri malcapitati. Siamo curiosi di osservare, e raccontarvi, quello che accadrà nel 2012

GENNAIO: MUORE ALPINO DELLA JULIA IN AFGHANISTAN. ABITAVA A LUSEVERA

Luca Sanna, il giovane alpino della Brigata Alpina Julia è morto in Afghanistan. La moglie, Daniela Mura, con lui convolata a nozze a metà settembre 2010, è una compaesana. Luca Sanna mancava da Samugheo, in provincia di Oristano, da diversi anni. Aveva prestato servizio militare nell’aeronautica, poi era rientrato in famiglia e successivamente aveva deciso di arruolarsi nel corpo degli alpini. Dopo le nozze si era stabilito a Udine con la moglie. A Samugheo la sua famiglia è molto conosciuta. Il padre, Antonio Sanna, gestisce con i figli Dario e Giuseppe un’officina e carrozzeria. Ex emigrato, Antonio Sanna vive con la moglie Rita, di origine pugliese, e ha anche un’altra figlia, Rita.

“Era un ragazzo pieno di vita e voglia di fare. Aveva legato bene con la gente del paese, non era uno che veniva solo a dormire”: così il sindaco di Lusevera (Udine), Guido Marchiol, ha ricordato Luca Sanna. Sanna era andato a vivere con la moglie nella frazione di Micottis poi, una volta partito per la missione in Afghanistan, la consorte era tornata in Sardegna. “Aveva fatto una festa – ha ricordato Marchiol – nella sede degli Alpini con una specie di gemellaggio tra amici sardi e la gente del paese”. Il Comune di Lusevera ha indetto tre giorni di lutto cittadino per la morte dell’alpino, con bandiere a mezz’asta.

FEBBRAIO: GUERRA IN LIBIA, LAVORATORI FRIULANI BLOCCATI

Guerra civile in quella che un tempo fu colonia italiana, e decine di lavoratori friulani sono rimasti bloccati nelle città di Tobruk e di Misurata. Il passato mese di febbraio la situazione ha coinvolto lavoratori del gruppo Danieli di Buttrio e dell’impresa Ravanelli di Venzone. La situazione era talmente delicata che solo i buoni rapporti instaurati con i rivoltosi hanno evitato il peggio. I primi a tornare a casa sono stati gli operai della Ravanelli.
Più lunga, invece, è stata la permanenza dei  tecnici del gruppo Danieli, che solo dopo diversi giorni di scontri hanno potuto lasciare il porto di Misurata, a bordo di una nave della Marina militare. I lavoratori friulani si sono salvati grazie alla collaborazione dei ribelli e all’unità di crisi del gruppo industriale di Buttrio diventata, in quell’occasione, il punto di riferimento del Ministero degli esteri per rimpatriare anche centinaia di stranieri che si trovavano nelle vicinanze di Tripoli.

MARZO: INFILA LA BAMBINA NELL’ASCIUGATRICE PER FARLA SMETTERE DI PIANGERE

Un cittadino dominicano di 24 anni, residente nella zona della stazione con la compagna italiana di 27 anni, madre della bimba,  viene arrestato per l'ipotesi di reato di lesioni aggravate. La piccola, ricoverata nel reparto di pediatria, ha riportato ustioni di primo grado e secondo grado sul dorso e sui glutei. È stata medicata e le sue condizioni sono apparse subito migliori, tanto che ha anche giocato con i sanitari che le hanno prestato le prime cure. Nell'interrogatorio l’uomo ha ammesso di aver infilato la figlia della sua compagna nella macchina per asciugare la biancheria perché la bambina piangeva e non riusciva a farla smettere. Ha confermato quindi in gran parte gli addebiti contestatigli quando è stato arrestato, durante il confronto svoltosi davanti al magistrato Marco Panzeri e ai poliziotti. Il processo a suo carico è ancora in corso.


APRILE: MANZANO, SPARA ALLA MOGLIE E POI SI COSTITUISCE

Marito e moglie litigano in cucina, lui prede la doppietta da cacciae la uccide con tre colpi (uno a vuoto) al torace, al basso ventre e alla schiena. Poi prende la macchina, raggiunge la vicina stazione dei Carabinieri, e si costituisce: “ho ucciso mia moglie”, dice senza apparenti emozioni. E’ accaduto questa Case di Manzano (Udine) la mattina del 15 aprile. Protagonista dell’uxoricidio Gianfranco Turolo di 73 anni. La moglie – Giuliana Drusin, di 67 anni – è morta praticamente all’istante. I sanitari del 118, infatti, intervenuti quasi subito, hanno cercato di rianimarla, senza però riuscirvi. Il fatto di sangue è avvenuto nella cucina della villetta di proprietà. La coppia – secondo alcune testimonianze raccolte sul posto – non aveva mai dato segni di essere in crisi. I coniugi Turolo avevano quattro figli, uno perso pochi anni fa  a causa di un male incurabile. La  mattina, al momento del fatto, erano soli in casa. Cacciatore, Turolo aveva regolarmente denunciato la doppietta con al quale ha ucciso la compagna di una vita.
 

MAGGIO: IL PAPA AD AQUILEIA

I saluti del Papa sono risuonati in friulano, tedesco, sloveno e croato al termine del suo discorso sulla piazza del Capitolo di Aquileia, all’inizio della sua visita nel Nordest. Quando ha salutato in friulano, le sue parole sono state accolte da un applauso durato alcuni minuti. “Con gioia giungo a voi – aveva detto in italiano – figli ed eredi dell’illustre chiesa di Aquileia, e inizio da qui la mia visita alle Chiese di queste terre” e aveva salutato “pastori, autorità civili, fedeli, delle diocesi del Triveneto, come pure di quelle della Slovenia, Croazia, Austria e Baviera”. Da Aquileia nei primi secoli del cristianesimo nacquero 57 chiese in Italia e Europa, non solo negli attuali Friuli, Alto Adige, Veneto, ma anche in Croazia, Slovenia, Austria, Baviera e sud dell’Ungheria. “Tenete sempre vive, con coraggio, la fede e le opere delle vostre origini” e traducete il Vangelo in “fervore spirituale, chiarezza di fede, sincera carità, pronta sensibilità per i poveri”, cercando “nuovi traguardi missionari in questo travagliato periodo storico”. Questo è stato l’augurio del Papa al Nordest, rivolto da Aquileia, “porta tra Oriente e Occidente”, nel saluto alla cittadinanza in piazza Capitolo. Nel suo primo discorso pubblico del viaggio nel Nordest Benedetto XVI, accolto dalle autorità politiche e religiose, ha citato “i resti archeologici e le mirabili vestigia artistiche” che invitano a “riandare alle origini”, quando la città era la quarta dell’Impero romano, grande anche “per essere chiesa viva, capace di autentico annuncio”, ha citato la grandezza di san Cromazio e la lotta della città contro il dilagare dell’arianesimo. Migliaia i fedeli presenti.
 

GIUGNO: ANNEGANO DUE GIOVANI AFRICANI

Le acque del Natisone e del Cornappo si sono trasformate in una trappola mortale per due giovani africani, uno studente 19enne e un profugo nigeriano di 32 anni, che hanno cercato un po’ doi fresco in un afoso giugno.
Le due tragedie si sono verificate a Cividale e  Nimis, nella frazione di Torlano. Il primo a perdere la vita con un tuffo è stato Blaise Iboudo, 19 anni, studente del Burkina Faso residente con la famiglia a Faedis. Non sono ancora le 18, il ragazzo è a Cividale con alcuni amici quando decide di fare il bagno in una zona in cui la balneazione è vietata, ma non ci sono cartelli che mettano in guardia dal pericolo.
Blaise, si tuffa ma poco dopo, scompare, tra lo stupore degli amici che subito danno l’allarme. Sul posto arrivano i Vigili del fuoco, che avviano le ricerche, ma il corpo dello studente sarà ritrovato solo molte ore dopo, in una pozza, incastrato a quattro metri di profondità.
Il secondo ragazzo a perdere la vita  è un altro giovane africano, che dallo sbarco a Lampedusa ha attraversato l’Italia per essere accolto con un gruppo di connazionali a Nimis. Si tratta di Isaac Nyocu, 32 anni, alloggiato all’albergo Trieste assieme a altri 18 giovani che come lui hanno cercato futuro da noi. Isaac ha  raggiunto con un amico Torlano, per tuffarsi nel torrente Cornappo. La temperatura dell’acqua è molto bassa, pochi gradi appena anche se siamo già in estate. Un probabile malore è la causa dell’annegamento, di fronte allo sguardo impotente dell’amico, che non può fare nulla per soccorrerlo. A trovare il suocorpo, anche questo a una profondità di circa 4 metri, un centinaio di metri più a valle, saranno circa un’ora più tardi i sommozzatori giunti da Trieste.

LUGLIO: DUE FRATELLI ANNEGANO NEL LAGO DI CORNINO

Nel pomeriggio del18 luglio sono stati ritrovati due corpi nelle acque del lago di Cornino, frazione di Forgaria del Friuli. I due morti sono due giovani fratelli in vacanza in Friuli. I due ragazzi di Milano, Alessandro e Daniele Della Vedova, uno di 24 anni e l’altro di 17, si trovavano sul posto perché in vacanza dai nonni. Intorno alle 14.30 Daniele, che non sapeva nuotare, è scivolato su una roccia bagnata, cadendo nell’acqua fredda di 8-10 gradi e in quel punto profonda 2 metri. Il fratello più grande, ha riferito il vicesindaco di Forgaria Enrico Frucco, si è prontamente gettato nel lago per cercare di portarlo in salvo, ma i due non sono riusciti a risalire la sponda che era viscida a causa del muschio. Un terzo fratello che era presente sul posto è corso a chiamare aiuto presso una famiglia della zona, ma ormai era troppo tardi. I due corpi sono stati recuperati dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Udine e sono stati trasportati alla camera mortuaria di Cornino

AGOSTO: ARRESTATO PER SPACCIO CARABINIERE DELLA STAZIONE DI TOLMEZZO

Il luogotenente Demetrio Condello, 50 anni, responsabile del Nucleo operativo del capoluogo carnico, è stato arrestato il 4 agosto. L’accusa pesantissima: concorso in detenzione di droga ai fini di spaccio e concussione. Uno choc terribile, anche perché la settimana precedente, grazie a una lunga attività investigativa coordinata dallo stesso Condello, i carabinieri di Tolmezzo avevano smantellato una rete, che aveva a Osoppo, sul Tagliamento, il punto di smercio di stupefacenti. Le persone arrestate erano state dieci. L’ennesimo successo accreditato al maresciallo Condello che con la mossa è stato catapultato dall’altra parte della barricata. Quella che aveva sempre combattuto. Quella che lo aveva fatto conoscere come un investigatore di punta nella lotta al traffico di droga. Esterrefatti i colleghi e il procuratore della Repubblica di Tolmezzo, Giancarlo Buonocore.
Il maresciallo Condello aveva concordato un incontro con un intermediario al quale nei giorni precedenti aveva fornito alcuni etti di droga – oltre 700 grammi di hashish e una quarantina di cocaina – e dal quale attendeva il corrispettivo in denaro, alcune migliaia di euro. Ma, al momento dell’incontro c’erano anche i poliziotti messi sulle tracce del maresciallo dei carabinieri, pare, proprio da alcune “confessioni” dell’intermediario. Condello è stato immediatamente portato al commissariato per un primo, lungo interrogatorio durato fino a tarda sera. Più tardi gli uomini della polizia sono arrivati alla stazione dei carabinieri di Tolmezzo, per una perquisizione dei locali a disposizione dello stesso Condello che lì aveva il suo domicilio (per i domiciliari è stata scelta l’abitazione di un suo parente).

SETTEMBRE: INCIDENTE A PORPETTO, DUE MORTI BRUCIATI

Era passsata da poco la mezzanotte dell’8 settembre, quando a Porpetto un auto che procedeva ad alta velocità ha urtato il marciapiede ed è letteralmente decollata falciando tutto quanto ha trovato nella sua traiettoria. L’auto ha poi preso fuoco e delle tre persone all’interno dell’abitacolo due sono morte e uno è rimasto ferito grazie al pronto intervento del proprietario dell’abitazione dove l’auto ha terminato la sua corsa. Le vittime  sono state Nicola Petris di Muzzana, di 40 anni,  e Giorgio Dri di San Giorgio di Nogaro di  54 anni. Sul posto sono intervenuti i pompieri e i Carabinieri di Palmanova

OTTOBRE: I FRIULANI CONTRO PAOLO VILLAGGIO

La Regione Friuli Venezia Giulia ha valutato l’ipotesi di querelare Paolo Villaggio per alcuni passaggi del suo ultimo libro, ”Mi dichi”, in cui i friulani vengono descritti come ”alcolizzati”, ma dopo le scuse dell’attore tutto è stato ritirato. Villaggio scrive che ”gli altoatesini parlano e scrivono per dispetto solo in tedesco, e i friulani, che per motivi alcolici non sono mai riusciti a esprimersi in italiano, parlano ancora una lingua fossile impressionante”. I commenti dei rappresentanti pubblici al tempo della questione: per il Presidente della Provincia di Udine on. Pietro Fontanini, «bene avrebbe fatto il presidente della Regione Renzo Tondo a querelare questo signore che ha dato ai friulani definizioni così offensive e che non fanno per nulla ridere. La dizione dei friulani è tra le migliori in Italia in quanto priva di accenti vistosi. Non sono per nulla d’accordo neppure con chi sostiene che i friulani non hanno autoironia e non sanno stare allo scherzo: le frasi riportate sul testo scritto da Villaggio non sono spiritose e hanno lo stesso effetto di una barzelletta mal riuscita. Chi parla pare non conosca affatto il nostro popolo: poteva ironizzare su luoghi comuni celebri come, ad esempio, sul fatto che siamo risparmiatori all’ennesima potenza, che può capitare che infarciamo i nostri discorsi con qualche imprecazione un po’ colorita. Ci stava anche una battuta sul “tajut”. Ma che cosa c’entra l’alito e il resto? Questo qua non ha mai conosciuto un friulano. Quanto al possibile riferimento al commento negativo dato alla lingua friulana dal sommo Dante Alighieri va detto che la critica rivolta alla lingua dei friulani nacque dal fatto che il padre dell’italiano aveva interesse a promuovere la sua e comunque, pur nella sua critica, non  utilizzò termini così volgari. Villaggio dovrebbe pertanto vergognarsi per aver usato così tanta superficialità nella sua opera» “Devo confessare di non conoscere molto Paolo Villaggio, ma la sua uscita sui friulani mi sembra proprio fantozziana”. Il sindaco di Udine Furio Honsell è intervenuto così sulla polemica scatenata dalle frasi contenute nel libro “Mi dichi” del comico genovese. “L’uscita di Villaggio – commenta Honsell – è maldestra e fuori luogo, perfettamente in linea con lo squallore che spesso caratterizza la figura di Fantozzi. Mi sembrano dei commenti razzisti – ha continuato il primo cittadino – e indicano ancora una volta la brutta china che sta prendendo una parte della società e della politica italiana”

NOVEMBRE: TANGENTI SULLE PROTESI A LATISANA

Tangenti sugli apparecchi acustici. Le avrebbero intascate tre medici dell’ospedale di Latisana. A loro e a tre imprenditori del settore della protesica acustica ieri è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nella quale sono ipotizzati i reati di “corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio” e comparaggio (quando un medico o un farmacista accetta di prescrivere ai pazienti determinati farmaci o altri dispositivi piuttosto che altri in cambio di denaro o altri benefici). Si stima che i pazienti coinvolti - loro malgrado - dal 2008 a oggi siano 400 con un giro d’affari complessivo di circa 500 mila euro. Coinvolti tre otorinolaringoiatri dipendenti dell’Azienda sanitaria 5 Bassa friulana che prestano servizio all’ospedale di Latisana. Si tratta del dottor Antonio Tripaldi, classe 1944, originario della provincia di Taranto e residente a Udine; del collega Antonio Isaia, sessantenne nato nel Siracusano e residente a Latisana, e del dottor Norman Wortman, 65 anni, originario della Romania e residente a Latisana. Implicati anche il 63enne Beppino Garbino, tecnico audioprotesista, titolare della G. e P. snc, nonché collaboratore dell’Istituto acustico Pontoni, Walter Marchesin, 43 anni, rappresentante della concessionaria Maico che ha sede in città, in piazza XX settembre, e Andrea Luigi Bertolini, 44enne di Padova che attualmente ricopre cariche amministrative in varie società del settore audioprotesico.

DICEMBRE: BUFERA GIUDIZIARIA SU TURISMO FVG

Bufera su Turismo FVG: tre differenti inchieste vedono coinvolta l’agenzia regionale. Il caso più eclatante è quello che ha investito l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Federica Seganti. Concorso in abuso d’ufficio l’ipotesi di reato formulata nei suoi confronti e di Andrea Di Giovanni, all’epoca direttore generale, di Massimo Lombardo, amministratore unico e legale rappresentante dell’agenzia “Alan Normann Comunicazioni srl”, di Udine, e di Valentina Visintin, segretaria della Seganti, socia della Alan Normann e moglie di Lombardo. Al centro dell’inchiesta, l’incarico che, nel luglio scorso, la Turismo FVG affidò, senza passare attraverso alcuna gara d’appalto a evidenza pubblica, a “Rtl 102.5”, al fine di realizzare una campagna radiofonica volta a promuovere le offerte turistiche del Friuli Venezia Giulia. Un’operazione di marketing del valore di circa 340 mila euro a cui lavorarono le stesse persone poste sotto indagine. Concorso truccato: nel mirino sempre Di Giovanni, Paola Quaja, responsabile Area contabilità e personale e Giorgio Pulvirenti, dipendente della Turismo Fvg, tutti e tre membri della commissione esame per un posto di amministrativo a tempo indeterminato.  Stando alla ricostruzione accusatoria, sarebbero stati loro a fornire a tre candidati le domande sulle quali si sarebbero svolte la prova scritta e quella orale. Candidati a loro volta finiti sul registro degli indagati: Lisa Zoccolato, la l vincitrice del concorso, Luca Guerra e Maris Zanier, inseriti nella relativa graduatoria al secondo e al terzo posto. Auto blu: Questa volta, la Turismo Fvg figura come parte offesa. E l’unico indagato, in questo caso per l’ipotesi di peculato, è Claudio Tognoni, all’epoca dei fatti contestati - dal 2009 al 2010 - consulente dell’agenzia. Avrebbe usato impropriamente l’auto di servizio, un’Alfa Mito, messa a sua disposizione dalla stessa Turismo Fvg.
 

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