Caos al Pronto Soccorso, circa 24 ore prima di essere ricoverato

La lunga attesa vissuta da un anziano invalido affetto da broncopolmonite. Il racconto della figlia: «Nella sala d'attesa i pazienti fingevano di svenire pur di essere visitati. Abbiamo vissuto momenti di vera isteria collettiva»

Immagine d'archivio

L'attesa infinita

Il tempo di prepararsi e dopo qualche minuto una delle due figlie e il padre sono già al Santa Maria della Misericordia. Sono appena le 10 ma la sala d'attesa del Pronto soccorso pare già un "ospedale da campo". "Capita", pensa la figlia. Così, dopo esser passata per l'accettazione, decide di far accomodare il genitore su una delle sedie a rotelle dell'ospedale e di armarsi di sana e santa pazienza. Alle 14, dopo "sole" 6 ore, la donna si accorge che il corpo del padre inizia ad irrigidirsi tutto e chiede ed ottiene un lettino dove farlo distendere e riposare. Le ore passano e le sorelle sono costrette a darsi il cambio. Alle 18 la prima, sospirata, chiamata per gli esami ai raggi X, dopodichè nuovamente al punto di partenza dove aspettare i risultati delle lastre. Alle 21 gli esiti confermano quanto scritto dal medico di base 11 ore prima: la valutazione ipotizzata la mattina parla infatti di polmonite lobulare.  

Notte al Pronto Soccorso

Carte alla mano e con Giorgio oramai "in stati pietosi, indurito e stanco", la figlia si mette a massaggiare il corpo del padre e ad aspettare il trasferimento in reparto. Tutto inutile. Dopo qualche ora un'assistente sanitaria ammette qualche disguido in corso d'opera e dichiara alla donna che il reparto di Medicina è saturo e senza alcun letto a disposizione. Giorgio viene dunque spostato nella stanzetta d'osservazione attigua al Pronto Soccorso, dove passerà la notte senza cena e in compagnia di altri quattro pazienti. Solo l'indomani mattina, verso le 8, il trasferimento al reparto dove tuttora si trova ricoverato. CONTINUA: "Fingevano di svenire pur di farsi visitare"

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