L'Europa dice sì al mais ogm, la vittoria storica di Giorgio Fidenato

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea si è espressa in merito al caso del leader di Futuragra: «Qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l'ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione»

Giorgio Fidenato in uno dei suoi campi

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha deciso: qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa comportare un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l'ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione, come fatto dall'Italia nel 2013. La decisione è stata messa nero su bianco con una sentenza sentenza emessa oggi. 

Il caso Fidenato

Il provvedimento riguarda il caso di Giorgio Fidenato - leader di “Futuragra” -, agricoltore penalmente perseguito in Italia perché nel 2014 piantò mais ogm autorizzato dall'UE, nonostante un decreto interministeriale del 2013 ne vietasse la coltivazione.

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Le ragioni    

Quel decreto, afferma in sostanza l’organismo comunitario, non era legittimo perché il 'principio di precauzione' deve basarsi sulla certezza dell'esistenza del rischio, altrimenti non permette di eludere o di modificare le disposizioni previste per gli alimenti geneticamente modificati, già oggetto di una valutazione scientifica completa prima di essere immessi in commercio.

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Fine di un calvario

Fidenato vede così chiarita una volta per tutte una situazione che lo ha impegnato economicamente ed emotivamente, contrastato e contestato da politica, giustizia e manifestanti contrari al suo modo di intendere l'agricoltura. 

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