Pericolo a Premariacco: la gola del Natisone continua a sprofondare

Proseguono gli smottamenti sull'argine già interessato da alcuni cedimenti nei giorni scorsi. Un'altra porzione di sponda è rovinata sul fiume. L'appello del sindaco Roberto Trentin che teme per la sicurezza delle case situate a pochi metri dalla forra

L'argine del Natisone continua a franare. E' accaduto per la prima volta mercoledì pomeriggio 14 marzo ed è ricapitato nuovamente venerdì notte, a distanza di soli 9 giorni. Il cedimento ha causato lo scivolamento di terra e massi per centinaia di metri cubi. Rocce, scogli e detriti si sono depositati nell'alveo verde e cristallino del fiume portandosi dietro - addirittura - le transenne che erano state posizionate la scorsa settimana per la messa in sicurezza del piccolo parco pubblico presente a monte della forra.

Richiesto un sopralluogo urgente

Con questo secondo crollo, aumentano i timori e i dubbi da parte del sindaco di Premariacco, Roberto Trentin, preoccupato in particolar modo per l'incolumità dei residenti che abitano nelle vicinanze del Ponte Romano. «A fronte della mia richiesta di sopralluogo avvenuta la scorsa settimana, dopo il primo cedimento – ci spiega il primo cittadino di Premariacco-, sono stato informato dalla Protezione Civile che non si ravvisa alcun tipo di pericolo per le abitazioni. Ricordo che queste case distano appena una ventina di metri dalle recinzioni di sicurezza che avevamo installato giovedì 15 marzo, poi inghiottite dalla seconda importante frana». 

Ieri mattina, dopo il nuovo sopralluogo avvenuto con gli operai comunali e il responsabile dell'ufficio tecnico, il Comune ha quindi deciso di prendere carta e penna e segnalare il nuovo crollo. Contestualmente l'amministrazione ha chiesto un nuovo incontro urgente con la Protezione Civile e il Servizio idrogeologico e Ambiente della Regione Fvg, organo preposto alla tutela della forra del Natisone in quanto vincolata dal punto di vista paesaggistico.

Possibili nuovi crolli

La situazione non deve essere assolutamente sottovalutata e proprio per questo motivo il primo cittadino ha lanciato un appello agli organi preposti. «Il rischio di ulteriori frane è effettivo - prosegue Trentin-. Tanto più dopo la risposta che ho ottenuto dopo la mia prima richiesta di intervento che, se affidato a dipartimenti diversi dalla Prtezione Civile, ipotizzava gli eventuali lavori al prossimo anno. Questo posticipare una messa in sicurezza, ritenuta da tutti necessaria, mi preoccupa fortemente». 

Proprio per questi timori, il sindaco nei scorsi giorni aveva interdetto l'accesso alla vicina strada di campagna che portava alla piccola frazione di Paderno e vietato l'accesso al piccolo parco pubblico presente nella zona a monte del Natisone. «A parte il pericoloso strapiombo e la strada di campagna oramai compromessa, bisogna tener presente che anche dove sembra esserci del terreno e del suolo calpestabile, sotto molto probabilmente è presente del vuoto - ammonisce il sindaco -. Questa è una zona da sempre estremamente delicata e tenuta sotto controllo. Dopo il sisma del 1976, l'altro versante, quello est per intenderci, già presentava delle grandi crepe che sono sempre state monitorate in questi anni dalla Protezione civile e dal servizio idrogeologico della Regione. La cosa paradossale è che la frana sia avvenuta sul fronte opposto, proprio quello che non destava alcuna preoccupazione».  

Vincolo ambientale

L'aspetto ambientale, inoltre, non è di poco conto visto gli alti costi e le difficoltà già riscontrate in interventi simili avvenuti, ad esempio, nella zona di Cividale del Friuli. In alcuni punti presenti lungo la gola che attraversa la città ducale, i lavori di messa in sicurezza e prevenzione hanno richiesto oltre all'utilizzo di reti e infiltrazioni di cemento, la copertura dell'intervento umano attraverso l'utilizzo delle rocce preesistenti. Un'operazione lunga, dispendiosa, ma necessaria. 

La prima frana a Premariacco del 14 marzo 2018

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