Cittadini del Senegal salutano e attendono in Africa il sindaco di Udine

Al biglietto d'aereo di sola andata offerto da Pietro Fontanini ad un ambulante senegalese, la onlus "Ospiti in arrivo" ha attivato una colletta per offrire un viaggio studio al primo cittadino del capoluogo friulano

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Recentemente il neo sindaco di Udine, Pietro Fontanini, si è offerto di pagare di tasca propria il viaggio di ritorno in Senegal all'ormai noto Bubba, un venditore ambulante che si era lamentato delle difficoltà economiche riscontrate in Italia e che ha espresso il suo sogno - poi rinnegato - di tornare in patria. 

La vicenda dopo un paio di giorni sembrava essere terminata con la stretta di mano tra il sindaco e il giovane africano. Ma ad alimentarla ci ha pensato la onlus friulana Ospiti in Arrivo che, indignata per la provocazione espressa, ha pensato di avviare una colletta per mandare in Senegal proprio Fontanini, anzichè Bubba. Questo per far conoscere meglio al primo cittadino le condizioni di vita e le difficoltà economiche che si vivono nel paese dell’Africa Occidentale.

L'associazione di volontariato nata per offrire la prima assistenza ai richiedenti asilo in arrivo in città, attraverso una collaboratrice, ha quindi realizzato un video dove si vedono decine di cittadini senegalesi che invitano il Fontanini in Africa. "Riteniamo sia facile scherzare sui migranti economici, senza conoscere davvero le situazioni dei Paesi di provenienza - spiegano i referenti di Ospiti in Arrivo-. Per questo motivo abbiamo pensato di fare una colletta per regalare al nuovo Sindaco di Udine un viaggio in Senegal per studiare la loro cultura, informarsi sulla situazione locale e magari imparare l'ospitalità che loro chiamano "Teranga"». «Nel caso il Sindaco rifiutasse la somma raccolta - proseguono i volontari - i soldi verranno donati all'Associazione Afro Diakhass, un'associazione formata da giovani tra i 20 e i 30 anni che si occupa volontariamente dei bambini "talibés" del quartiere a Saint Louis.I talibés sono i bambini che frequentano le scuole coraniche,  figli spesso indesiderati e di famiglie povere».

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