Da Fagagna al mondo: 20 anni fa nascevano "Children" e la favola di Robert Miles

La storia del brano musicale che segno' la musica dance degli anni '90 e che portò alla ribalta internazionale il suo giovane compositore

Circa vent'anni fa, mese più mese meno, fra Fagagna e Casasola di Majano, in una garage di quattro metri quadrati riadattato a studio, nasceva la favola di “Children” e del suo creatore, Roberto Concina, in arte Robert Miles. Il brano, scritto nel 1994 e riarrangiato l’anno seguente, uscì prima come singolo strumentale nell’autunno 1995, poi all’interno dell’album “Dreamland” e in pochi mesi divenne uno dei maggiori successi trance-dance (considerato poi il capostipite del sottogenere dream trance) a livello mondiale.

robert-miles-children-cd-single-cardsleeve-unica-ed1996-fdp-13355-MLM3314028721_102012-O-2Conquistò nel 1996 le prime posizioni nelle hit parade di mezzo globo: Italia, Stati Uniti, Australia, Belgio, Francia, Germania, Norvegia, Svizzera o ottimi piazzamenti negli altri paesi (qui una sua intervista a una tv nazionale messicana). Un successo planetario che gli permise di vendere 5 milioni di copie solo con il singolo, 14 milioni con Dreamland, di ottenere dischi di platino e d’oro in varie nazioni e di vincere nel 1997, anno di uscita del suo secondo disco “23am”, un Brit Award (unico italiano a vincerlo) e un World Music Award. Questo è il videoclip musicale di Children, diretto da Elizabeth Bailey, dove è possibile notare all'interno di un'automobile una bambina osservare al finestrino una strada, forse quello stesso tragitto, quelle stesse miglia (miles) che lo stesso Concina ha percorso per arrivare a realizzare quel brano. Fra le immagini, oltre a Parigi, si riconoscono difatti anche alcuni paesaggi della Svizzera, suo paese natale.

Attendere un istante: stiamo caricando il video...
Attendere un istante: stiamo caricando il video...

Sono passati grossomodo 20 anni, dunque, da quel brano entrato nella storia della dance anni ´90, assieme ad un altro suo pezzo icona, ovvero "Fable", e Roberto, fra Londra, Los Angeles, Berlino e Ibiza, ha continuato nel frattempo a scrivere colonne sonore,  album (Organik, Organik Remixes, Miles Gurtu, Th1rt3en) e ad evolversi come compositore e produttore. Classe 1969, nato a Fleurier in Svizzera da emigrati friulani, dopo alcuni anni vissuti nel paese elvetico si trasferì giovanissimo con la famiglia in Friuli, a Fagagna, dove iniziò ad avvicinarsi al mondo della musica prendendo le prime lezioni di pianoforte. La passione per la musica e i giradischi era tale che a soli 17 anni decise di abbandonare la scuola e di dedicarsi interamente alla musica, alla radio e al mondo notturno delle discoteche con il suo primo pseudonimo “Dj Roberto Milani”.  Questa vita di studio e lavoro notturno durò fino ai 25-26 anni, quando una sera, per vedere la reazione delle persone, decise di far ascoltare la sua nuova creazione, Children, all'interno di una sala da ballo.

robert-miles-_photo-by-salim-lamrani_pq ok-2"Ero ansioso di vedere come la gente avrebbe risposto al mio brano- racconta Roberto nella sua biografia presente nel suo sito -. Il dj che mi precedeva aveva da poco concluso il suo spazio con un pezzo molto pesante e io decisi di aprire con Children, rompendo completamente l'atmosfera preesistente con una brano melodico e dalla lunga introduzione. Mi sentivo spaventato e emozionato. La gente davanti a me iniziò a fermarsi alla console e a fissarmi quasi infastidita. Sentii il sangue gelare e ricordo che abbassai gli occhi dalla paura. Quando poi la traccia arrivò al suo picco musicale, alzai lo sguardo e vidi un mare di mani protese in alto e un sorriso stampato su ogni volto. Una ragazza si avvicinò a me in lacrime. «Che musica è questa?», mi chiese. Non dimenticherò mai quel momento, ovvero quando capii che i miei sentimenti erano stati convogliati attraverso la mia musica. Il mio sogno si stava trasformando in realtà".

Vi proponiamo ora un estratto della bella intervista realizzata quattro anni fa da Dario De Marco a Robert Miles per il sito Giudiziouniversale.it:

-Dario De Marco: A che età hai iniziato a suonare il pianoforte? Prendevi lezioni di musica classica o altro? E quando hai iniziato a suonare “per conto tuo”?

Roberto Concina: Ho iniziato a 13 anni, prendevo lezioni di musica classica principalmente. Dopo pochi anni ho lasciato gli studi classici per dedicarmi alla musica elettronica: il mio maestro all'epoca non fu molto felice della scelta. L'ho sentito proprio pochi mesi fa, dopo nessun contatto con lui per più o meno una quindicina d'anni, ed è stato simpatico sentirsi dire: “Eri l'alunno più difficile, ma avevo capito subito che avevi talento”. Effettivamente non ero una cima in teoria, non m’interessava, avevo voglia di fare musica, non solfeggio. Comunque grazie ai suoi insegnamenti riuscii a creare le mie prime composizioni.

-Più tardi, ma non molto, hai iniziato a fare il dj nella tua zona, il Friuli. A cavallo tra anni '80 e '90 stavano nascendo nuovi generi variamente nominati (underground, progressive, trance...). Tu che facevi? E quando invece eri a casa che musica ascoltavi?

Iniziai a suonare come dj in alcuni club locali dove prendevo 30mila lire a serata: 7 ore di filato, da solo, senza interruzioni, e dovevo anche prendermi cura degli effetti luce mentre suonavo! La musica spaziava dal down tempo, al funky e disco anni '70, per finire la serata, quando tutti avevano oltrepassato la soglia della sobrietà, con cose più tendenti al rock. Nello stesso periodo feci amicizia con un ragazzo che mi invitò, in varie sedute, ad ascoltare della musica a casa sua e feci conoscenza con la musica dei Pink Floyd, Robert Fripp e i King Crimson, Kluster, Stockhausen, Terry Riley, Can, Brian Eno, David Sylvian, Bill Laswell. Nel ’88 alcuni amici mi portarono, per la prima volta, ad una festa a Jesolo dove suonavano della musica che non avevo mai sentito prima: acid-house. Mi ricordo che ne fui attratto immediatamente e che il giorno dopo andai a comprare una valigia di dischi, all’epoca solo in vinile, fra i quali Aphex Twin e 808 State… ed iniziai ad ascoltarli ripetutamente giorno dopo giorno. Poco dopo arrivarono sulla scena elettronica i Future Sound of London, e mi “aprirono la mente”, in tutti i sensi. Iniziai a frequentare locali come il Movida e il Gilda di Jesolo e a lavorare in una radio privata locale dove mi era stato concesso di suonare ciò che volevo. Mi misi subito all’opera e iniziai a programmare musica elettronica tutto il giorno. In pochi mesi gli indici d’ascolto aumentarono e la radio si espanse anche in Veneto. Questa mossa mi permise di fare ascoltare le mie selezioni musicali, all’epoca principalmente techno e deep house, ai promoter dei locali più underground e, con l’aiuto di alcuni amici dj che gia’ operavano in quei club, iniziai a suonare al Gilda di Jesolo, all’Area City di Venezia, al Gatto e la Volpe di Ferrara, all’Alter Ego di Verona e a molteplici after-hour in giro per il Nord Italia.

-Veniamo allo pseudonimo. Quando è che Roberto Concina diventa Robert Miles, e come mai? Sbaglio o c'è stato anche un passaggio intermedio per Roberto Milani?

Concina diventò Milani verso l’inizio degli anni '90. Non mi ricordo di preciso perché scelsi Milani, forse perché era facile da ricordare. Produssi tre dischi sotto questo nome, dopodiché decisi di cambiare il nome da Milani a Miles perché alcuni altri dj italiani iniziarono a uscire sotto lo stesso nome. Contemporaneamente iniziai a ricevere recensioni positive in Inghilterra, Germania e in Belgio. Fu allora che pensai: “Non sarebbe male suonare a Londra o a Berlino nei locali che stanno facendo la storia della musica elettronica…” e mi venne l’idea di usare Miles come nome d’arte. Mi piaceva il suono e il significato della parola, come per dire che avrei dovuto fare tanta strada per arrivare alla meta. Guardando indietro penso che fu una buona scelta in quanto molti, fuori dai nostri confini, pensavano che ero di origine inglese e, come ben sappiamo, è molto più facile entrare a far parte della scena musicale anglosassone con un nome che suona inglese piuttosto che italiano, francese o tedesco.

-Sei un “cervello in fuga”?

Effettivamente sì, sono “fuggito”. Poco dopo l'uscita di Children. Non appena ho visto che il singolo stava prendendo piede in Inghilterra, ho affittato un veicolo per trasportare il mio modesto studio e le mie poche cose personali, e senza avere la più pallida idea di che cosa mi stava aspettando e praticamente nessuna conoscenza della lingua inglese, intrapresi la via di Londra con un’attitudine di speranza e ottimismo. Durante i primi anni di esperienza fatta in Italia mi accorsi subito che non sarei riuscito a vivere facendo musica per via dello stato di degrado e corruzione che regnava nell’industria musicale. Era difficile trovare persone affidabili e professionali: il più delle volte ti firmavano un progetto, ti davano come anticipo poche decine di migliaia di lire, più o meno l'equivalente di 200 euro di oggi, e non era mai possibile quantificare le vendite in quanto o non si facevano più sentire o sparivano dalla circolazione.

-Dall'ultimo album con una major (appena il secondo: 23AM del 1997) al primo autoprodotto (Organik) passano ben quattro anni di beghe legali e purgatorio discografico. Che facevi nel frattempo?

Prima mi spostai a Ibiza, nell’estate del ’99, dove composi Organik, poi a Los Angeles dove lavorai a vari progetti per colonne sonore e pubblicità: The Bourne Identity,City of Ghosts, Derrida, Gucci, Jaguar, Adidas, Playstation, ecc. el frattempo alcuni legali di Milano mi aiutarono ad uscire dal contratto discografico al quale ero vincolato. Una volta riacquistata la libertà artistica, nel 2001, aprii la mia etichetta S:alt Records (Suitably:alternative) e una casa di edizioni, Hardmonic Music, a Londra e feci uscireOrganik. Mi sento più cittadino del mondo, ma il cuore è senza nessun dubbio italiano. Sono nato in Svizzera, trasferito in Italia a 9 anni, poi a Londra a 26 e negli ultimi dieci anni ho vissuto fra Los Angeles, Berlino e Ibiza. Ho avuto la fortuna di viaggiare in quasi tutti i paesi del mondo e mi è difficile identificare dove mi sento più “a casa”. Forse proprio a Ibiza… è un’isola magica, molti la conoscono solo per le discoteche e la vita notturna, ma c’è molto di più da scoprire. E' facile fare musica qui, sarà l'aria pulita e il cibo biologico?

Robert Miles in discoteca ad Ibiza-2

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Impresa edile ha lavori fino ad aprile 2020 ma non trova operai: «Rischiamo di chiudere tutto»

  • Confonde l'acceleratore col freno e tampona cinque auto

  • Morto folgorato al primo giorno di lavoro, si va al processo

  • FOTONOTIZIA Auto ribaltata in tangenziale

  • Schianto nella notte, muore a 39 anni

  • Distruggono la piscina di Feletto, danni per oltre 50mila euro

Torna su
UdineToday è in caricamento