Il "Balducci" chiede solidarietà e aiuto per continuare con l'accoglienza

L'organizzazione chiede a tutta la comunità un aiuto, perché "l'indifferenza è il peggiore dei mali" per Don Pierluigi di Piazza

Dopo la scadenza delle convezioni ad hoc il primo maggio scorso e la prospettiva di trasferire i richiedenti asilo alla caserma Cavarzerani, il centro "Balducci" di Zugliano, nella persona di Don Pierluigi di Piazza, chiede a tutti solidarietà per sostenere il l'accoglienza delle persone e la vita stessa della struttura. "Ribadiamo il nostro dissenso completo al Decreto Sicurezza, che colpisce gravemente il sistema di accoglienza alle persone – dichiara Di Piazza –. Ci sono state delle realtà che hanno fatto business e guadagni sull'accoglienza a scapito dell'integrazione, ma non tutti sono così e non è quindi giusto che tutti paghino". Riguardo al centro poi Di Piazza ci tiene a precisare che "il "Balducci" sarà sempre con chi salva le vite in mare, appellandoci all'antica 'legge del mare', per la quale non ci dev'essere nessun dubbio nel trarre in salvo le vite in pericolo".

La nuova legge

Con l'approvazione del nuovo Decreto Sicurezza "la legge non prevede l'insegnamento della lingua italiana, primo tassello per una corretta integrazione" – commenta il vicepresidente Claudio Piani – ". Questo nuovo decreto non dà futuro, non porterà a nessuna integrazione. Il nostro centro dona esperienze, un nuovo percorso di vita, un progetto a queste persone. Progetto che non può essere più portato avanti a causa dello scadere delle convezioni". Per quanto riguarda poi le strutture nelle quali ospitare i nuovi arrivi, la nuova legge prevede che "le caserme come la Cavarzerani non siano più degli Hub, ma dei veri e propri Cas - Centro di Accoglienza Straordinari. Per cui, le nuove persone che richiederanno asilo in Friuli, verranno tutte ospitate nei Cas con progetti di accoglienza quasi nulli". Il problema, oltre che nella struttura in sè, è il tempo di permanenza all'interno. "Per aspettare i documenti, il tempo medio di permanenza va da uno a due anni. La prospettiva è quindi quella di una massa di persone sulle strade", continua Piani.

I numeri del centro

Nell'ultimo periodo il centro ha accolto 45 persone: 22 in solidarietà, mentre le restanti in convezione. A seguito della chiusura delle convezioni, sette persone hanno scelto di uscire dal centro, mentre le 17 persone rimaste si uniscono alle 22 già presenti in solidarietà. Ad oggi quindi il centro ospita 39 persone. Essendo le convezioni scadute, il centro chiede alla comunità solidarietà. Un aiuto che si può esprimere attraverso 10 euro al mese per due anni al fine di sostenere le persone accolte e la vita stessa del centro. Di queste 39 persone poi, il centro conta quattro famiglie, due donne sole, una mamma con due figli e un uomo solo.

I costi dell'accoglienza

Per la gestione di una persona, il costo base per dormire e mangiare ammonta a 200 euro al mese. Poi, si aggiungono le spese per la sanità, i trasporti e le altre spese della vita quotidiana. Il centro, che conta quattro dipendenti e 50 volontari, ha all'attivo anche una convezione con il banco alimentare. I costi andavano a coprire anche percorsi di integrazione che, con la chiusura delle convezioni, non potranno essere portati a compimento. "L'umanità è stata completamente cancellata, – commenta Piani –. Prima di prendere questa decisione, la politica doveva fare un confronto con le realtà come la nostra." Per quanto riguarda invece le persone ancora accolte dal centro, su 38 persone ci sono diversi paesi d'origine: Serbia, Pakistan, Nigeria, Nepal, Cuba, Gambia, Honduras, Venezuela e Camerun. La permanenza al centro di queste persone varia da 6 mesi minimo ai due anni, in base al percorso di integrazione portato avanti.

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