Caso Stadio Friuli. Fontanini: "Via le scritte". Rigotto: "Aspettiamo il ricorso"

Mentre il sindaco di Udine ha chiesto l'abbattimento delle scritte e dello store esterno, il project manager della Dacia Arena ha fatto chiarezza sul naming e sulla brandizzazione invitando alla cautela: "Pende un ricorso in Cassazione quindi non esiste niente di definitivo"

«Lo stadio si chiama “Friuli”, come da sempre tutti hanno voluto e come prevede la sentenza del Consiglio di Stato. Un nome che per questa terra ha un valore simbolico importante, legato alla ricostruzione dopo il terremoto». Così il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, è intervenuto commentando sul Messaggero Veneto il recente giudizio emesso dal Consiglio di Stato. «I giudici hanno stabilito che le scritte sono pubblicità e che come tali non rispettano le dimensioni previste dalla legge, di conseguenza vanno tolte. Nessuno dice che l’Udinese non possa fare pubblicità - ha poi aggiunto -, ma lo deve fare rispettando le regole, come tutti. Adesso vedremo se interverranno altrimenti potremmo coprirle in via temporanea anche per non sobbarcarci i costi della rimozione». La stessa sorte delle scritte è stata annunciata anche per l'Udinese Store posizionato all'esterno della curva Nord. «È abusivo e pertanto deve essere demolito». Il sindaco, tra le altre cose, si è comunque reso disponibile ad un incontro con l'Udinesese Calcio, che proprio ieri ha reso pubblica la missiva che la signora Giuliana Linda Pozzo aveva fatto recapitare a Fontanini all'indomani della sua nomina a Palazzo D'Aronco.

La replica dell'Udinese Calcio

Sulla vicenda è poi arrivato in serata anche il commento del direttore amministrativo dell'Udinese Calcio, nonchè project manager della Dacia Arena, Alberto Rigotto. "Il Consiglio di Stato si era già espresso a riguardo un anno fa - ha spiegato Rigotto intervenendo nel Tg delle 22.30 di Udinews TV-, perciò la sentenza di questi giorni non è assolutamente una novità. Si chiama sentenza per revocazione, inutile addentrarsi in tecnicismi". "Ricordiamo - ha proseguito Rigotto - che su questa sentenza pende un ricorso in Cassazione quindi non esiste niente di definitivo. Lo diciamo soprattutto a coloro che non sono particolarmente informati e in questi giorni hanno detto che è stata messa una pietra tombale: quanto di più falso perché in realtà stiamo aspettando la Cassazione." 

"Abbiamo inoltre intentato una causa in sede civile - ha preseguito il direttore - proprio perché riteniamo che questa vicenda debba essere condotta nell’alveo della correttezza. Diciamo da sempre che non si parla assolutamente di cambiamento del nome dello stadio, che continua a chiamarsi "Friuli": abbiamo in qualche modo cercato di brandizzarlo come fanno le società più moderne non solo in Italia ma in tutta Europa e nel Mondo. La società ha intrapreso la strada della brandizzazione - ha infine concluso - e vorrebbe che a questo punto i giudici, sia quello ordinario sia quello amministrativo, in qualche modo la sancissero in via definitiva".

Stadio Friuli/Dacia Arena: la lettera che lady Pozzo ha inviato a Fontanini 

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