Schiavone: "No all'ammassamento all'ex Cavarzerani, struttura da chiudere"

Molte le problematiche emerse dopo che la Prefettura ha ordinato il trasferimento dei soggetti ospitati in case o alberghi verso la struttura di via Cividale. "E' inadeguata, e sarebbe da chiudere"

Da sinistra verso destra Pierluigi Di Piazza, Gianfranco Schiavone e Giovanni Tonutti

"Le norme dell'Unione Europea in fatto di richiedenti asilo prevedono, come primo obiettivo, che tutte le persone accolte abbiano diritto a una qualità di vita adeguata, in particolar modo per le situazioni vulnerabili, a cui vanno dedicati servizi speciali di accoglienza". Con queste parole Gianfranco Schiavone, vice presidente dell'Asgi - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione - commenta il trasferimento dei richiedenti asilo da case e alberghi in regione all'ex caserma Cavarzerani di via Cividale. Inoltre, aggiunge che la nostra città "presenta una situazione molto critica, legata all'utilizzo preoccupante della Cavarzerani come luogo di ammassamento. La struttura infatti è inadeguata, e sarebbe da chiudere. Invece, abbiamo una situazione opposta, ossia over-quota".

Lo scenario

L'ex caserma Cavarzerani può contenere al massimo 320 ospiti, invece, con questo trasferimento, si andrebbe a superare la capienza massima della struttura, arrivando a 350, 400 o, nel peggiore dei casi, anche a 500 persone. "Bisogna rispettare le norme – continua Schiavone –, e non autorizzare questo ammassamento". Altro problema dell'ex caserma è che questa struttura, in qualsiasi caso, non è idonea a ospitare persone vulnerabili, e si parla di famiglie, donne sole, anziani, disabili, bambini, persone che hanno subito torture e abusi.

L'esempio

Schiavone racconta così la storia di una madre giovane, colta, trasferitasi in Italia con due bambini piccoli per fuggire alla violenza del suo paese d'origine. I due figli sono arrivati nel nostro paese con diverse problematiche, ma grazie all'aiuto delle cooperative come Oikos e a degli esperti come Silvana Cremaschi - neuropsichiatra infantile -, sono riusciti a integrarsi e a imparare la lingua, a stringere relazioni con il vicinato. La stessa Cremaschi conferma: "Dopo sei mesi i bimbi non hanno quasi più problemi. Ma quando ieri è arrivato il furgone della Prefettura per raccogliere i diversi richiedenti asilo dalle strutture dove sono ospitati, la bimba si è messa a piangere, dicendo di non volersene andare da casa sua. I bambini vanno protetti, tutto questo non è accettabile".

Il disagio

Ma come ha avuto inizio questa situazione? Al 30 aprile 2019 le gare d'appalto per ospitare i richiedenti asilo (45 ospitati dall'Oikos e 23 dal Centro Balducci di Zugliano) sono scadute e, come dichiara Giovanni Tonutti dell'Oikos, "durante una riunione in Prefettura abbiamo chiesto, nonostante fossimo stati esclusi dalla gara, di aver un occhio di riguardo per le persone vulnerabili durante la ricollocazione. Stiamo parlando di cinque famiglie con otto bambini, donne sole, disabili, donne incinta. Il 17 aprile il Prefetto ci ha garantito questa particolare attenzione. Il 30 aprile, verso sera, con una comunicazione telefonica ci è stato invece riferito la fine della convenzione, e che nella stessa giornata ci sarebbe stato il trasferimento alla Cavarzerani". Le tempistiche sono poi slittate al 2 maggio, quando nel pomeriggio "ricevo una pec con scritto che le 'persone saranno prelevate e trasferite' all'ex caserma".

Resistenza

In seguito dell'accaduto, secondo quanto testimoniato da Tonutti, il Prefetto ha palesato le sue scuse per la modalità di comunicazione, e ha rinnovato il suo impegno di attenzione verso le persone vulnerabili. Si farà quindi di tutto per fornire delle situazioni idonee, "ma non sarà garantito il loro non trasferimento alla Cavarzerani". Le persone ora sono ancora ospitate nelle varie strutture ma, continua Tonutti, "Oikos e il centro Balducci hanno i posti necessari per ospitarli, e intendiamo fornire alle persone la possibilità di scegliere di non andare alla Cavarzerani, cercando risorse, sostegno e solidarietà da tutti quanti. Facciamo quindi resistenza". Intanto, come prercisa Schiavone, "gli strumenti amministrativi ci sono per proseguire l'accoglienza. L'aggiudicazione della gara verrà impugnata al fine di congelare la situazione attuale, fino alla decisione del Tar. Si vuole quindi contestare la legittimità della gara di appalto, e l'impugnazione è stata depositata stamane". Il 28 maggio il Tar chiarirà la vicenda..

Il sostegno e l'integrazione

Emanuela Pontoni, psicologa e psicoterapeuta, ha seguito diverse cooperative e grazie alle diverse attività, è riuscita a stabilizzare diverse situazioni psciologiche anche gravi. "Questa decisione quindi mi rammarica e mi preoccupano le condizioni psicologiche delle donne, degli uomini e dei bambini che prima seguivo". Ansia, depressione e sindrome da stress post-traumatico sono solo alcuni dei problemi di questa fascia fragile, i cui componenti hanno vissuto "traumi indescrivibili e gravissimi". Oltre all'aspetto psicologico poi, Oikos si occupa anche di integrazione verso il mondo del lavoro. "Ci sono molte persone che stavano arrivando al compimento di un percorso, cioè trovare un lavoro, e ora devono ripartire da capo".

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