Bullismo: un fenomeno fortemente in crescita tra i bambini di 9 anni

Il fenomeno nella provincia di Udine incide per il 3 per cento, un dato basso rispetto al resto d'Italia. Ma le "vittime" subiscono soprusi quotidianamente, sia fisici che verbali, tra il silenzio dei coetanei

I primi atti di bullismo vengono compiuti già verso i 9 o 10 anni, cioé negli ultimi due anni delle scuole elementari. Il fenomeno nella provincia di Udine non incide molto, si parla del 3 per cento, nei casi di bullismo fisico, schiaffi, spinte o violenze fisiche e del 6 per cento in quello di bullismo verbale, minacce, ricatti, estorsioni. Un bullismo quest'ultimo più subdolo e psicologico. La situazione è sotto controllo, ma c'è ancora molto da fare, soprattutto bisogna promuovere le buone prassi e le azioni positive in difesa dei più deboli. Il primo passo è fotografare la situazione, come hanno fatto Daniele Fedeli ed Emanuele Bertoni, autori del libro "Il bullismo: dalla teoria alla ricerca" (Vannini editore). Si tratta del risultato di 2.500 questionari distribuiti a bambini e ragazzi, per comprendere e quindi combattere il fenomeno.

"L'età si è abbassata - hanno detto gli autori alla presentazione del libro a palazzo Belgrado - spesso i bulli agiscono in gruppi e in luoghi controllati, come le aule, i cortili e gli autobus. A ciò si aggiunge l'indifferenza dei compagni di classe, che incitano i bulli e non prendono le difese delle vittime. Si assiste ad una normalizzazione della violenza e i bambini più deboli si vergognano di denunciare questa situazione, tanto che il 70 per cento di loro tace. Oggi poi sono cambiati i motivi per cui i bambini vengono presi in giro, non solo una diversità fisica, come gli occhiali, ma anche la perdita del lavoro dei genitori, oppure la mancanza di vestiti firmati o cellulari".

"Il bullo viene visto dai coetanei come forte e in grado di farsi rispettare - hanno spiegato ancora - mentre la vittima, secondo il 40 per cento degli intervistati se l'è meritato e viene considerato uno sfigato. Bisogna, invece, promuovere la collaborazione tra i pari e scoraggiare gli spettatori passivi che assistono ad un atto di violenza. Come? Seguendo i bambini a rischio, sin da piccoli, contrastando questa violenza con l'educazione culturale".

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