Artigiani, 4 aziende udinesi su 10 vittime del lavoro "nero"

Confartigianato-Imprese Udine lancia l'allarme concorrenza sleale per le attività delle aziende friulane. Senza gli abusivi il giro d'affari aumenterebbe di 50 milioni all'anno

Il lavoro "nero" continua a colpire le aziende artigiane della regione. Confartigianato calcola infatti che in assenza di concorrenza sleale e abusivismo, nascerebbero 300 nuove imprese, mille lavoratori sarebbero assunti e il giro d'affari aumenterebbe di 50 milioni di euro l'anno.

I dati

Sulla base dell'indagine svolta dall'Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine, la concorrenza sleale colpisce in provincia quattro imprese artigiane su dieci. Il fenomeno, più nel dettaglio, influisce negativamente su quasi 5mila 300 aziende che danno lavoro a oltre 11mila e 500 addetti e producono un giro d'affari di 800 milioni di euro. Ma la concorrenza sleale e il lavoro sommerso interessano anche le aziende mai nate. Il fenomeno infatti frena la natalità d'impresa in regione.

I settori più colpiti

La concorrenza sleale colpisce diversi settori dell'artigianato friulano. Al primo posto, troviamo a pari merito con il 54 per cento delle aziende interessate, i comparti artigiani del benessere servizi alla persona-collettività e delle autoriparazioni e manutenzioni meccaniche. In questi, più della metà delle imprese artigiane denunciano il problema della concorrenza sleale, collocandosi ben 16 punti percentuali sopra alla media complessiva dell’artigianato che si ferma al 38 per cento.

L'evoluzione del fenomeno

Il fenomeno, sceso a luglio 2017 sotto quota 50 per cento, è aumentato nelle ultime due indagini svolte nel 2018. Confartigianato ha infatti registrato un aumento a gennaio 2018, e si è passati dal 47 per cento per le imprese benessere e dal 44 per cento per quelle attive nelle autoriparazioni del 2017, al 60 per cento delle imprese attive nel settore benessere e al 64 per cento di quelle delle autoriparazioni hanno detto d’essere interessate dalla concorrenza sleale con un aumento in sei mesi di ben 13 e 20 punti percentuali.

Reddito di cittadinanza

Secondo il presidente di Confartigianato-Imprese Udine, Graziano Tilatti, ulteriore causa di incremento del lavoro nero è da imputare al reddito di cittadinanza, fenomeno che da sussidio destinato a finire nelle tasche di chi lavora nel sommerso, può diventare uno degli strumenti per farlo emergere. Il governo ha infatti previsto la possibilità di trasformare il bonus in un sostegno all’imprenditorialità. Il presidente, che sposa l'idea, spiega: “Chiunque avesse i requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza e decidesse di aprire una nuova impresa entro i primi 12 mesi di fruizione dell’assegno potrà ottenere in un’unica soluzione 6 mesi di sussidio fino a un massimo di 4mila e 680 euro. Facciamo il caso che una persona dopo 11 mesi di fruizione del bonus, decida di aprir bottega. Alle prime 11 mensilità ricevute (8mila e 580, pari a 780 euro al mese per 11) ne riceverà ulteriori 6 (4mila e 680 euro)”. Non è finita. Se l’impresa infatti esiste già, la leva dell’Rdc può essere usata comunque: per assumere. “L’impresa che contrattualizza a tempo pieno un percettore del sussidio - spiega Tilatti - avrà diritto a uno sgravio contributivo pari alla differenza tra le 18 mensilità dell’Rdc e quelle già percepite dal lavoratore. Lo sgravio si dimezza nel caso l’assunzione avvenga tramite agenzia interinale. In questo caso l’azienda beneficia di metà della differenza, la metà restante va all’agenzia”.

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Commenti (1)

  • Domanda per chiarezza, assume l'azienda i tiene in leasing tramite l'agenzia? Non è la stessa cosa.

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