Aprilia Marittina: occupazione in picchiata senza i necessari dragaggi

Confartigianato prevede un calo del 15% nel 2013. Operatori commerciali e artigiani si sentono abbandonati dalla Regione, che "continua a manifestare un immotivato disinteresse verso questa realtà economica e i suoi abitanti"

Se i dragaggi non partiranno subito, ad Aprilia Marittima i posti di lavoro continueranno a calare. Si parla di una diminuzione del fatturato artigianale e commerciale del 20%, registrata dal 2010 al 2012 e legata sia al calo del 25% delle locazioni turistiche sia del 30% per quanto riguarda l'affitto dei posti barca. Al momento il settore commerciale è quello più colpito: se quello artigianale continua a cavarsela è perchè le piccole imprese di Aprilia Marittima (mediamente con tre dipendenti l'una) riescono ancora a spostarsi e cercare committenti sulle coste slovene, croate e venete ma in certi casi anche sul Tirreno. Una fuga di professionalità che rischia di mettere in ginocchio il settore nautico di Aprilia Marittima, l'asse portante di una “fabbrica” che ogni anno genera un fatturato di 25 milioni di euro e impiega circa 300 dipendenti del settore tecnico.

«Da oltre 40 anni gli artigiani di Aprilia Marittima maturano la propria professionalità sul posto  ed è assurdo che questa venga dispersa solamente perchè non si vuole procedere al dragaggio del canale Coron. Un'operazione che, tra l'altro, ha un costo tra l'1 e il 2% dell'indotto, non si parla quindi di cifre faraoniche – spiega Francesco Reboldi, presidente Confartigianato Basso Friuli. - Questo dragaggio deve essere effettuato subito altrimenti nel giro di un anno perderemo un'altra consistente fetta del fatturato, tra il 20 e il 30%, e gli effetti sulla sopravvivenza economica di Aprilia Marittima diventeranno irreversibili». 

Fallimenti e licenziamenti hanno caratterizzato la vita economica di Aprilia Marittima negli ultimi anni: «Dal 2009 il solo settore commerciale ha subito un pesante ridimensionamento: metà dei posti lavoro sono andati persi – prosegue Reboldi. - Al momento la situazione è meno grave per l'artigianato, settore che può diversificarsi e sfruttare la mobilità sul territorio a differenza delle attività commerciali, ma il calo ha già raggiunto il 10% e la manodopera persa non può essere rimpiazzata per mancanza di lavoro. Di questo passo verrà meno anche la principale fonte di impiego e introiti di tutta Aprilia Marittima. La crisi ha già messo in difficoltà le aziende ma se l'unica via d'accesso al mare non sarà resa navigabile, il calo dei posti di lavoro rischia di essere di un altro 15% nel 2013, una mazzata che porterà a delle perdite difficilmente sopportabili. Non si può continuare a rimandare: se i nostri clienti se ne vanno, ammesso che sia possibile trovarne altri, sarà necessario lavorare duramente per 3-4 anni prima di riuscire a recuperare quanto è stato perso in un solo anno. Tempi troppo lunghi per la situazione attuale che porterebbero al collasso della “fabbrica” Aprilia Marittima. Stiamo cercando di investire in una zona artigianale per garantire la sopravvivenza di questo settore ma, arrivati a un certo punto, – conclude Reboldi – entrano in gioco fattori incontrollabili. Inoltre, il settore immobiliare è strettamente legato a quello della nautica ma se continueremo di questo passo e le categorie economiche continueranno a cercare lavoro altrove, Aprilia Marittima sarà destinata a diventare solamente il “dormitorio” di Lignano».

Uno scenario preoccupante generato dall'inspiegabile mancanza di volontà di dragare un canale di appena 800 metri che ricopre un'importanza vitale per Aprilia Marittima. Tutti i soggetti coinvolti nella vita economica di questa parte della Bassa friulana - artigiani, ristoratori, albergatori, negozianti, imprenditori – non possono fare alto che constatare l'immobilismo della pubblica amministrazione. A detta di tutti loro, la Regione Friuli Venezia Giulia continua a manifestare un immotivato disinteresse verso questa realtà economica e i suoi abitanti.

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