Edilizia Fvg in ripresa dopo anni di crisi piccoli

Piccoli segnali di ripresa nel settore. A giugno erano 90.700 le imprese attive, con 500.000 addetti. Il 13 ottobre si terrà il convegno "Progettare il futuro nell'era della Ri-globalizzazione"

Secondo dati Infocamere, l'industria delle costruzioni è per numero di aziende il 15,6% del tessuto economico regionale del Fvg, molto ridimensionato nell'ultimo decennio, ma i dati più recenti sembrano indicare, per la prima volta dopo anni, una leggera inversione di tendenza. Emerge dai dati elaborati dal Centro Studi Camera di commercio di Udine su dati InfoCamere, illustrati nel corso della presentazione della 2/a ''Construction Conference'' in programma il 13 ottobre a Udine, promossa da ''Civiltà di cantiere'', con focus su costruzioni, logistica, trasporti e mobilità. In Fvg, secondo Infocamere, al 30 giugno 2017 erano 90.700 le imprese attive, con un occupazione di circa 500.000 addetti, di cui 95.000 nel Commercio e servizi dell'ospitalità, 31.000 nelle costruzioni, 280.000 nei servizi (compresa la P.A.), 13.000 nel primario. Di queste imprese, 43.913 sono in provincia di Udine (48,4%), 23.735 a Pordenone, 14.090 a Trieste e 9.046 a Gorizia. 

La Conferenza

Il prossimo 13 ottobre si terrà a Udine presso il Teatro Palamostre la seconda edizione della CONSTRUCTION CONFERENCE  promossa da CIVILTA’ di CANTIERE e organizzata in collaborazione con ANCE Udine e che ha tra i suoi principali partner Confartigianato Udine e la Camera di Commercio. L’evento ha il patrocinio e il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia. 

Come ha ricordato il fondatore di CIVILTA’ di CANTIERE, Alfredo Martini “la Conferenza ha come principale obiettivo quello di favorire una riflessione tra i diversi attori della filiera delle costruzioni in un confronto aperto e culturalmente approfondito con le istituzioni sulle grandi questioni connesse alla complessità della fase storica che stiamo vivendo.  L’anno scorso avevamo cercato di comprendere come l’innovazione costituisca un fattore strategico e un’opportunità per chi opera nell’edilizia, indispensabile per operare in un presente in forte cambiamento. Quest’anno la riflessione non può non tenere conto di quanto avvenuto a livello internazionale, di cui la Brexit, l’elezione a presidente degli Stati Uniti di Donald Trump, la crescita dei movimenti populisti, il rafforzamento internazionale del ruolo della Cina sono solo alcuni esempi. Tutto ciò porta a ridefinire il concetto stesso di globalizzazione, fattore persistente e imprescindibile ma diverso rispetto a come si presentava dodici mesi fa. In questo nuovo contesto diventa allora strategico ripensare e rimodellare i sistemi infrastrutturali seguendo logiche nuove e valorizzando al massimo l’innovazione tecnologica e l’interazione territoriale. Una prospettiva che chiama in causa la forte interdipendenza tra logistica, trasporti e mobilità, in una visione fortemente integrata con gli obiettivi ineludibili di una profonda e ampia rigenerazione urbana. Ed è su questi temi che abbiamo costruito la Conferenza di quest’anno.”

“Con la Construction Conference – ha aggiunto Piero Petrucco ideatore con Martini della manifestazione - vogliamo svolgere una funzione di “apriscatole”, vogliamo lanciare idee, ipotesi, prospettive di azioni anche divergenti in grado di aiutarci ad affrontare il futuro dei nostri territori, delle nostre aziende, in sintesi il “nostro” futuro. Il nostro obiettivo è favorire in modo sinergico una sempre più diffusa consapevolezza dell’urgente necessità di cambiare approccio, aprendoci al nuovo e alle esperienze che il mondo ci offre.

Dopo aver focalizzato nel 2016 la nostra attenzione su nuove ipotesi e suggestioni relative all’abitare del domani e su come le innovazioni determinate da quella che viene definita la “quarta rivoluzione industriale” contribuiscano a offrire nuovi prodotti e nuove soluzioni sempre più rispondenti a una domanda di benessere e di sostenibilità, quest’anno abbiamo deciso di affrontare i temi delle infrastrutture e della rigenerazione urbana, della loro interconnessione guardando al mondo e ragionando sulle strategie economiche e di sviluppo attraverso nuove prospettive. Abbiamo scelto di confrontarci con livelli superiori di complessità nella convinzione che soltanto alzando lo sguardo possiamo realmente ragionare e porci delle domande utili a comprendere l’importanza di spingersi oltre la soluzione dei problemi immediati, senza rimanere strettamente ancorati al quotidiano. In questa logica abbiamo chiesto il contributo di economisti e intellettuali di valore internazionale così come di manager, imprenditori e amministratori regionali e nazionali nella convinzione che sia estremamente utile confrontarsi con diverse dimensioni territoriali.”

Di fronte alla ridefinizione dei rapporti di potere a livello mondiale, diventa strategico ripensare e rimodellare i sistemi infrastrutturali seguendo logiche nuove e valorizzando al massimo l’innovazione tecnologica e l’interazione territoriale. Nei prossimi 40 anni spenderemo più in infrastrutture di quanto non abbiamo fatto nei passati 4000 anni. In questo scenario - che verrà raccontato e valutato da Lucio Caracciolo, Jean Paul Fitoussi e Fabio Moioli di Micosoft - il Friuli Venezia Giulia può candidarsi a svolgere un ruolo importante se saprà cogliere le occasioni offerte dalla riglobalizzazione. Il progetto del Porto-Regione sostenuto dalla Regione e che sarà illustrato dal vicepresidente Sergio Bolzonello e dal presidente del Porto di Trieste Zeno D’agostino diventa la proposta strategica su cui riflettere e con cui confrontarsi come tessuto produttivo, ma anche come ecosistema dove le infrastrutture e la riqualificazione territoriale diventano assett determinanti. Integrazione, interazione e condivisione di obiettivi e di azioni sono le strade per vincere la sfida. Diventa altresì decisivo ripensare e rifunzionalizzare il territorio e le città in una logica di sostenibilità ambientale ed economica. Ne tratteranno l’architetto Cino Zucchi e il viceministro Riccardo Nencini, che dialogherà con la presidente della Regione Debora Serracchiani.

Il Porto e l’economia regionale

Alla base della riflessione della Construction Conference 2017 vi è il progetto strategico del ‘Porto-regione’. Una visione che proietta il Friuli Venezia Giulia all’interno dei grandi flussi di mercato caratterizzati dalla ridefinizione geopolitica in atto e che vede l’affermarsi di nuove priorità soprattutto nei rapporti tra Occidente ed Oriente. Di fronte a quello che Zeno D’agostino chiama il colonialismo al contrario, l’Italia e il FVG devono confrontarsi con nuovi e aggressivi interlocutori, accettando la sfida della riglobalizzazione valorizzando le grandi potenzialità offerte dalla geografia, dalla storia e da un tessuto produttivo ed economico strutturato e ben posizionato a livello internazionale.

Il sistema portuale italiano ha assunto una centralità strategica nelle politiche di sviluppo del Paese. Del resto nel primo semestre di quest’anno tutti i porti italiani hanno registrato una crescita. Non succedeva da moltissimi anni. In particolare Trieste ha aumentato i suoi traffici di container del 25%. Così Trieste è diventato il principale porto del Mediterraneo oltre che il primo in Italia per tonnellaggio e per traffico su rotaia. E si accinge ad entrare nella top Ten europea (oggi è all’11° posto). Le prospettive di crescita sono rilevanti così come le aspettative e le ambizioni e la strategia chiara.

Come sottolinea D’Agostino nell’intervista rilasciata a Civiltà di Cantiere “a Trieste abbiamo posto al centro della nostra strategia competitiva la differenziazione. Tutti i porti si caratterizzano sostanzialmente per essere un terminal di container e un Hub ferroviario. Con la conseguenza che il potenziamento di questi due poli, anche attraverso investimenti rilevanti, non costituisce di per se un fattore di competitività. Bisogna puntare ad altro. Oggi i players sono di grandi e grandissime dimensioni, per volume di affari così come per capillarità e strutture organizzative e il loro orizzonte non si limita alla movimentazione di merci, ma cercano partner più che fornitori di servizi. Così oggi la nostra offerta è cambiata e si concentra sulla valorizzazione del Made in Italy, sulla consapevolezza delle specificità dei nostri territori e del nostro sistema produttivo. E’ il retroterra del porto con le sue capacità di proporre know how di eccellenza, di presentare livelli di ricerca e di apertura allo scambio che diventano fattori di attrazione. E il porto diventa la punta avanzata di un ecosistema.”

Un ecosistema, quello del Friuli Venezia Giulia composto da oltre 90.700 imprese attive con un occupazione di circa 500.000 addetti di cui 112.000 nel settore industriale, 30.000 nelle costruzioni e 280.000 nei servizi privati e pubblici.

         

Le imprese attive in regione sono 90.784 così suddivise;

43.913 a Udine (48,4%)

23.735 a Pordenone (26,1%)

14.090 a Trieste (15,5%)

9.046 a Gorizia ( 10%).

Fonte: dati al 30 giugno 2017 elaborazione Centro Studi Cciaa Udine su dati InfoCamere

Un ecosistema che può contare su un potenziale polo di innovazione al vertice nazionale e al quarto posto nella specifica classifica delle aree di innovazione moderata dietro le regioni della Catalogna, di Jihovychod in Croazia e di Lisbona.

  1. 111/112mila gli addetti nell’Industria
  2. 90/95mila gli addetti nel Commercio e Servizi dell’Ospitalità
  3. 30/31 mila gli addetti nelle Costruzioni
  4. 280mila gli addetti nei Servizi (compresa la P.A.)
  5. 13mila nel Primario

Fonte: elaborazione Centro Studi Cciaa Udine su dati Istat e InfoCamere

“La nostra economia sta gestendo l’uscita da una crisi profonda, arrivata in questa regione dopo che in altre e di conseguenza protrattasi più a lungo – aggiunge il Segretario Generale della Camera di Commercio Maria Lucia Pilutti –. Ci troviamo un’economia profondamente trasformata, in cui la logistica, declinata su infrastrutture, trasporti, digitale, risulta centrale. Ci sono oggi esigenze rivoluzionate da un lato dalla crisi e dall’altro dai velocissimi e continui cambiamenti tecnologici. Esigenze che ci devono mettere come istituzioni in un’ottica nuova, di maggiore efficienza e rapidità di risposta, di sostegno e promozione a quell’impresa 4.0 che rappresenta il vero turning point per la competitività delle imprese, oggi e domani».

Lo stato di salute delle costruzioni a Udine e nella regione

Secondo i dati Infocamere l’industria delle costruzioni rappresenta per numero di aziende il 15,6% del tessuto economico regionale. Un tessuto che si è andato fortemente ridimensionando nell’ultimo decennio sia in quantità che come struttura e dimensione media delle aziende. Ma che mantiene un alto valore di competenze e di capacità imprenditoriale. Inoltre i più recenti dati sembrano indicare per la prima volta dopo molti anni una leggera inversione di tendenza. Secondo il sistema delle Casse edili che registra le attività delle imprese di costruzioni aderenti al Sistema Bilaterale delle Costruzioni in cui si riconoscono le aziende più strutturate a livello regionale il numero delle imprese attive al 30 giugno di quest’anno erano 1.749 per un numero di operai pari a 7.515, con una media di 4,3 operai a impresa. Nel 2008 all’inizio della crisi il numero delle imprese attive erano più di 3.000 e gli operai circa 14.500, con una media non molto superiore: 4,7 operai per impresa.  In 10 anni il trend è stato costantemente negativo fino al primo semestre di quest’anno, dove sia imprese che operai risultano cresciuti rispetto al semestre del 2016. Si tratta di poche imprese e di circa 150 operai.

A dare un po’ di speranza al settore sono i dati relativi alla provincia di Udine per quanto riguarda il numero delle ore lavorate che per i mesi di maggio, giugno e luglio di quest’anno risultano costantemente maggiori rispettivamente del 7,4%, del 4,3% e di poco meno dell’1% rispetto ai corrispondenti mesi del 2016. Un andamento positivo per tre mesi consecutivi non si era mai registrato. E che sommato agli andamenti positivi dei mesi di febbraio e marzo sembrano indicare una certa stabilità del trend.  Piccoli segnali tutti da verificare comunque nei prossimi mesi. Secondo Roberto Contessi “le più recenti stime sull’andamento del mercato delle costruzioni sembrerebbero indicare un leggero miglioramento dello stato di salute dell’edilizia. Anche i dati delle nostre Casse edili sembrerebbero indicare che stiamo risalendo la ripida china del dopo crisi. Non bisogna tuttavia abbandonare un certo scetticismo soprattutto per quanto riguarda le imprese più strutturate e relativamente al fatto che si sia di fronte a una ripresa non drogata da incentivi o da poche grandi opere come la terza corsia dell’autostrada Venezia – Trieste. Sono convinto che se si vuole realmente rilanciare l’edilizia e dare continuità di crescita è necessario puntare sui condomini adeguando il sistema degli incentivi, evitando di darli al singolo proprietario ma legandoli alla riqualificazione dell’intero immobile. Solo in questo modo si daranno risposte adeguate agli obiettivi della sostenibilità energetica e della sicurezza strutturale garantendo famiglie e utenti, consentendo allo stesso tempo alle imprese di recuperare una parte della forza lavoro ora in cassa integrazione o in mobilità.”

Per Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Udine e FVG “nella nostra regione ci sono più di 15.600 imprese del comparto costruzioni ancora attive e per il 72% si tratta di aziende artigiane. Il contributo annuale alla formazione del PIL è ancora ben al di sotto dei valori pre-crisi. Fa impressione constatare che rispetto al 2008 la perdita di addetti tocca le 12mila unità. E 4mila posti di lavoro sono stati persi nell’ultimo biennio ad un ritmo che colloca la nostra regione in fondo alla classifica nazionale. In questi numeri troviamo allo stesso tempo la tragica realtà di una lunga crisi ma allo stesso tempo la consapevolezza delle nostre risorse umane e imprenditoriali. Così se la contrazione/stagnazione del secondo decennio di questo nuovo millennio ha picchiato duro distogliendo l'attenzione degli imprenditori dall'orizzonte futuro per ripiegarsi sulla quotidiana lotta per la sopravvivenza, ora è venuto il tempo per tutti di trovare l'energia e la determinazione per affrontare con coraggio le sfide attuali. Per farlo abbiamo bisogno di nuovi stimoli, coraggio e prospettive, tutti elementi a cui la Construction Conference di Udine fornisce un contributo prezioso.”

Construction Conference 03-2

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